Recensione: L’impiccato di Saint-Pholien di G. Simenon

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4–6 minuti

Copertina del libro “L’impiccato di Saint-Pholien” di Georges Simenon

L’impiccato di Saint-Pholien, scritto da George Simenon, è il quarto libro della serie di Maigret.

Le pendu de Saint-Pholien, viene scritto nell’autunno del 1930 e pubblicato dall’editore francese Fayard nel 1931.


In Italia fu tradotto per la prima volta da Guido Cantini e pubblicato nel 1932 da Mondadori con il tiolo “Il viaggiatore di terza classe” nella collana “I libri neri. I romanzi polizieschi di George Simenon”.

Sempre Mondadori ripubblica il romanzo nel 1969, traduzioni di Elena Cantini, e nel 1988, traduzioni di Donatella Zazzi, con il titolo “Maigret e il viaggiatore di terza classe”.

La mia copia, edita dalla casa editrice Adelphi raccolta nella serie Le inchieste di Maigret, è tradotta da Gabriella Luzzani e pubblicata nel 1993.


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L’impiccato di Saint-Pholien viene scritto in un periodo in cui le ferite della Prima Guerra Mondiale (1914-1918) sono ancora vive. Molti paesi ancora affrontano gravi instabilità politiche e sociali. Il crollo di Wall Street, l’anno precedente la pubblicazione, da inizio alla Grande Depressione. Anche in Europa si percepisce il senso di precarietà, la diffusione della povertà e della disoccupazione.

Perfino i confini, pur essendo aperti, sono fonte di tensione tra i vari paesi. Questa è una percezione che troviamo anche nelle prime pagine del libro.

Una stazione ferroviaria tra Olanda e Germania, un uomo trasandato, due valigie di poco valore, trentamila franchi e un ufficio postale sono gli ingredienti che danno inizio a questo racconto.

Passava più inosservato un viaggiatore che si era seduto al tavolo vicino, alto e massiccio, largo di spalle. Portava un pesante cappotto nero con il bavero di velluto e aveva il nodo della cravatta montato su un supporto di celluloide.

Le azioni e il girovagare di un poveruomo suscitano la curiosità del commissario Maigret che senza pensarci troppo inizia a seguirlo in ogni sua mossa. Quello che era iniziato per gioco si trasforma in tragedia e alla tragedia sussegue il rompicapo. Chi era quell’uomo dai documenti falsi? A chi spediva tutto quel denaro? Perché il contenuto della valigia era così importante? Era forse il commissario il responsabile indiretto della sua morte?

Il suicida, occuperà i pensieri e la coscienza di Maigret, finché altri quattro individui non inciamperanno nelle sue indagini. Sono tutti uomini di un certo livello sociale. Hanno carriere avviate e famiglia, ma sono legati da un misterioso passato. Uno di loro utilizzerà tutte le capacità a sua disposizione pur di impedire al commissario di giungere alla verità.

L’inchiesta, che porterà Maigret in pochissimi giorni a Parigi, Brema e Liegi, lo vedrà protagonista di due attentati. Sarà persino costretto ad aggiornare il brigadiere Lucas su tutti i fatti da lui conosciuti prima che avvenga l’inevitabile Se gli fosse successo qualcosa avrebbe avuto una base da cui ripartire.

La matassa si sbroglierà lentamente continuando a scavare nel passato, nel significato di centinaia di disegni di Impiccati e di raffigurazioni di una chiesa ormai demolita.

In questo libro ho ritrovato Maigret con i modi di fare che lo contraddistinguono e una storia intricata con un finale ovviamente inaspettato. Potrei descrivere il commissario di queste pagine come un viaggiatore. Viaggerà per i innumerevoli chilometri per raggiungere più volte le diverse città. Viaggerà nella sua mente con lunghe riflessioni personali, cercando di collegare più elementi possibili.

Come ogni volta la lettura è stata tanto piacevole da rendere difficoltoso appoggiare il libro per continuare il giorno successivo.

Scendiamo nel dettaglio

Simenon ha la capacità di trasportarti all’interno dei suoi libri, ogni ambiente è descritto in modo tale da permetterti di percepire il profumo dell’aria che si respira in ogni determinata scena.

Cominciava a cadere una pioggia fine, e quando passavano davanti a un lampione ogni goccia si trasformava in una stella.

(Pagina 60)

A chi lo consiglio

Ovviamente a tutti gli amanti del Commissario Maigret. A chi è appassionato di narrative lente e riflessive, e agli amanti dei libri gialli in generale.

Non lo consiglio invece a chi incontra il Commissario per la prima volta. Personalmente ritengo che altri libri della raccolta sia più adatti a tale scopo, mentre questo libro in particolare potrebbe confondere.

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Copertina de "L'impiccato di Saint-Pholien
Copertina de “Il piccolo principe” di A.de Saint-Exupèry

George Joseph Christian Simenon (Liegi 1903 – Losanna 1989), autore belga di lingua francese, è stato uno dei più prolifici scrittori del XX secolo. A partire dagli anni ’30, i romanzi con protagonista il commissario Maigret furono i primi ad essere pubblicati con il suo vero nome.

È uno degli autori più letti e più tradotti del XX secolo, tanto che secondo l’Index Translationum, un database dell’UNESCO che raccoglie tutti i titoli tradotti nei Paesi membri, è il diciasettesimo autore più tradotto di tutti i tempi.

Ha una vita privata molto travagliata, due mogli, quattro figli e numerosissime amanti, tra cui Joséphine Baker, il tutto intrecciato con numerosi cambi di residenza anche internazionali.

La sua ultima opera è un romanzo autobiografico, Memorie intime, dedicato alla figlia morta suicida. Muore a 86 a Losanna, per una recidiva di un tumore al cervello.

AutoreGeorge Simenon
EditoreAdelphi edizioni
CollanaLe inchieste di Maigret
TraduzioniGabriella Luzzani
Edizioni alternativeMondadori, 1932 “Il viaggiatore di terza classe
Mondanori, 1969 / 1988 “Maigret e il viaggiatore di terza classe
Prima pubblicazione1931
Lingua originalefrancese
Numero di pagine139
Genere letterariogiallo
Età consigliata16 anni

Riferimenti

TrillerCafé – L’impiccato di Saint-Pholien – Georges Simenon – ultima visita 23/08/2025

Genova libri – PRECISAZIONI SULLE PRIME EDIZIONI FRANCESI delle inchieste del commissario Maigret – ultima visita 23/08/2025


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