Leggere un qualsiasi libro di Maigret è sempre un piacere. Incontrare un uomo burbero ma dal cuore d’oro, un uomo severo ma capace di fare scelte difficili, fa sentire al sicuro. “Maigret a scuola” parla di questo: nessuno costringe il commissario a occuparsi di un caso che non è il suo. Eppure lui sceglie di farlo.
Scritto nel 1954, è il 44° libro delle inchieste di Maigret, famoso commissario parigino che indaga su complessi omicidi.
| Titolo italiano | Maigret a scuola | Titolo originale | Maigret à l’école |
| Autore | George Simenon | ||
| Editore | Adelphi edizioni | Collana | Le inchieste di Maigret (#41) |
| Traduzioni | Elda Necchi | ||
| Prima pubblicazione | 1954 | Numero | 44° serie canonica |
| Lingua originale | francese | Traduzioni | P. N. Giotti |
| Numero di pagine | 158 (ma finiscono in fretta!) | Genere letterario | Giallo (ma con la G maiuscola!) |
| Età consigliata | 16 anni (secondo me) |
Come tutti i libri della serie, la storia rapisce e si conclude rapidamente, racchiudendo però il carattere del protagonista. Credo sia una lettura piacevole sia per chi si approccia per la prima volta a Simenon, sia per i lettori più fidelizzati.
Nelle prossime righe tenterò di spiegarti perché lo considero un “classico” della serie Maigret. Se nel frattempo vuoi farti un’idea puoi trovare “Maigret a scuola” a questo link Amazon.
✑ Contestualizziamo la scuola di 70 anni fa
Nei paesi di provincia un maestro bastava e i bambini tornavano a casa dopo scuola per aiutare i genitori nei lavori. Per quanto possibile. Al maestro, o maestra, si diceva “Buongiorno” e ci si alzava in piedi quando entrava.
Probabilmente i libri erano pochi, i compiti a casa non esistevano o erano minimi e i programmi scolastici molto ridotti. Quanto scritto rappresenta solo mie congetture basate sui racconti dei nonni. Io non c’ero ovviamente!
Sicuramente però non c’era informatica e i bambini non andavano a scuola con il cellulare.
Tempi migliori? Chi può dirlo. Probabilmente ci saranno state cose positive e negative, proprio come ora.
Io ho studiato in una scuola provinciale molto più grande di quella descritta nel libro. L’ho fatto ben 40 anni dopo. Chissà se anche nel mio paese c’è stata la resistenza verso il “forestiero” come quella capitata al maestro di Saint-André-sur-Mer.
✑ Ciò che struttura il racconto
Maigret è commissario di polizia a Parigi. I suoi modi di fare, la sua onestà e le sue inchieste finiscono spesso sui giornali trasformandolo in un personaggio conosciuto. Anche fuori dalla Capitale.
Un maestro di scuola, pur di raggiungere il commissario per chiedergli aiuto, si sottrae alla polizia.
«E perché è venuto proprio da me?».
Tratto dal libro “Maigret a scuola”
«Perché ho fiducia in lei. So che se vuole può scoprire la verità».
Il nome Saint-André-sur-Mer, il paese dove si svolge il fatto, porta con sé ricordi di estati lontane, di ostriche e vino bianco. Spoiler: non essendo periodo di ostriche, Maigret rimane a bocca asciutta.
Rispondendo a un desiderio non chiaro nemmeno a lui, il commissario decide di riportare il maestro al suo paese. Se vedrà qualcosa di poco chiaro, tenterà di capire.
✑ Oltre la trama
In questo romanzo, oltre alla parte dedicata all’indagine, c’è un sottobosco di motivazioni psicologiche che comprendono un intero paese. Gelosie degli uomini, il potere dei “politici” di zona e le vessazioni di una vecchia signora il cui passatempo preferito è fare la linguaccia e insultare il prossimo. Le vicende dei grandi si mescolano a quelle dei più piccoli, che si trasformano involontariamente nei protettori dei genitori.
Sarò più chiara nei prossimi paragrafi.
✑ L’analisi critica
“Maigret a scuola” oltre a essere un classico giallo alla Simenon, rappresenta anche una fotografia sociale dell’epoca. Vediamo come.
Lo stile di Maigret
Lo stile di questo romanzo è il classico di tutto il ciclo “Maigret”: lento e inarrestabile. Con i suoi modi calmi ma imponenti, quasi casuali ma decisi, il commissario pone le domande giuste. Indispone i personaggi dalla parte del torto e spaventa i colpevoli. Non c’è bisogno di litigare, non si presenta mai la necessità di rincorrere i colpevoli. Di fronte a Maigret e alla sua ineluttabilità confessano. Non possono fare altro.
Le comparse in campo
Joseph Gastin è un insegnante. Un uomo di città con moglie e figlio a carico. La sua esistenza e la sua vita sono mediocri. Un incedere piatto e noioso che si confà a un maestro di provincia senza ambizione. Eppure alla sua famiglia succede qualcosa. Una “disgrazia”, che per il commissario non è nulla di nuovo, li costringe a scappare. Fuggono per ricominciare da capo in un nuovo paese.
La mediocrità è ineluttabile e non è possibile fuggire ad essa. Il racconto del “fattaccio” giunge alle orecchie dei nuovi compaesani e se prima erano visti con curiosità, ora la famiglia Gastin rappresenta “l’altro”. Il capro espiatorio perfetto. Joseph diventa l’indiziato di un crimine solo perché forestiero.
I personaggi che corredano la storia sono i “classici” figuri che ci si immagina in un paesino di campagna: il macellaio sfortunato, il vicesindaco alcolizzato e il dottore accudito dalla sorella nubile. Tutti prima o poi si ritrovano alla locanda dove soggiorna Maigret. L’unica del paese del resto.
I significati che porta con sé
Partendo dall’omicidio di una vecchia pettegola acida e cattiva, Simenon riesce a raccontare la vita di un intero villaggio. Le invidie, i problemi, i fallimenti e i bicchieri di troppo. Questa volta, oltre alle solite conversazioni “da grandi” davanti a un bicchiere di vino bianco, Maigret dovrà riuscire a strappare la verità ad alcuni ragazzini delle elementari.
Tra bugie, invidie e mezze verità, riesce a eliminare le false ramificazioni della storia e a giungere al vero colpevole.
Oltre all’odio verso il forestiero, in questo libro possiamo trovare le giovani invidie dei bambini e la loro intelligenza spesso sottovalutata.
✑ Punti di forza e di debolezza
A questo punto dovrei parlarti della parte che ho apprezzato di più e di quella che ho apprezzato di meno. Ammetto di essere in difficoltà. Spoiler, non c’è nulla che non abbia apprezzato.
Cosa apprezzo di questo romanzo
Amo Maigret, mi piace il suo modo di fare, mi fa sentire sicura. La parte che preferisco è quella in cui si percepisce la voglia del commissario di evadere da una Parigi infreddolita. Lasciare la sua città temporaneamente per raggiungere un luogo che ricorda la sua infanzia.
Il fatto che sia partito con la voglia di ostriche e vino bianco fa di lui un uomo comune. Una persona che alle volte cede alle sue debolezze.
E Maigret rivide la spiaggia di Fourras sotto il sole, le ostriche che aveva mangiato a quella stessa ora, le dieci del mattino, a un tavolino all’aperto di un piccolo bistrot, accompagnate da una bottiglia di bianco locale che aveva un po’ di sabbia sul fondo.
Tratto dal libro “Maigret a scuola”
La capacità di Simenon di descrivere una scena mi conquista sempre. Ho l’impressione di essere lì con lui, nonostante non ami le ostriche e non beva vino bianco.
✑ In conclusione
Forse non uno dei più famosi casi del Commissario, ma un racconto che vale la pena leggere. Immaginalo come la finestra aperta su un mondo lontano, un passato che non tornerà più. Simenon ci dona la possibilità di vederlo e viverlo, come se fossimo fianco a fianco di Maigret.
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Se invece ancora non sei approdato alle vicende del commissario, questo libro ti sembra interessante?
