Recensione: Il padiglione d’oro di Y. Mishima

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Tempo di lettura

4–6 minuti

Copertina del libro “Il padiglione d’oro” di Yukio Mishima

Oggi vi presento il romanzo Il Padiglione d’oro, di Yukio Mishima. Pubblicato per la prima volta a puntate nel 1956 e sempre nello stesso anno in forma di volume presso la casa editrice Shinchōsha.

Arriva in Italia nel 1962.


La mia copia edita da Feltrinelli, per la collana Universale Economica Feltrinelli, rientra nella venticinquesima riedizione del 2025. La traduzione è a cura di Mario Teti.


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Il contesto de “Il padiglione d’oro”

Scritto nel 1956, quando in Giappone era ancora profondamente radicata la sconfitta nella Seconda guerra mondiale e l’occupazione americana, troviamo tra le sue pagine continui rimandi all’attualità del periodo.

In aggiunta a questo difficile contesto storico, l’autore prese spunto da un fattore di cronaca reale, ovvero quando nel 1950 per mano di un giovane novizio, il Kinkaku-Ji, o Tempio del padiglione d’oro, venne incendiato.

Da questa vicenda, letta dagli atti del processo, trasse le caratteristiche della balbuzie e della bruttezza del piromane, finanche la volontà suicida dello stesso.

Trama senza spoiler

Il romanzo segue la vita di Mizoguchi, dapprima bambino e poi giovane studente affetto da balbuzie e da un profondo senso di inadeguatezza. Fin da piccolo, spinto dal padre, sviluppa un’ossessione per il celebre Padiglione d’Oro di Kyoto, divenuto per lui simbolo di bellezza assoluta e perfezione.

Nemmeno il suo primo incontro con il padiglione stesso e con la sua banale e terrena bellezza riuscì a scalfire l’ideale che fin dalla più tenera età andava coltivando.

Crescendo, il ragazzo entrò come novizio al tempio del Padiglione stesso, protetto dal Venerabile Maestro, amico di vecchia data del padre. Nonostante gli aiuti economici, la possibilità di seguire un percorso scolastico ad altri negato, nel ragazzo cresce un sentimento di disprezzo puro verso il suo superiore, il quale non dimostra mai alcun sentimento, positivo o negativo, nei suoi riguardi.

Verso la vita adulta, il suo spirito interiore si fa sempre più cupo, trovando poca e fugace soddisfazione in atti per lo più estremi e negativi.

Perde il suo unico e vero amico in un incidente stradale, per poi scoprire che in realtà era stato un atto di suicidio.

L’unica persona che gli rimane accanto è un ragazzo con una visione della vita molto contorta, che non farà altro che confonderlo e portarlo verso la sua disfatta emotiva.

Respinto dalla società, odiato dai colleghi, sviluppa un pensiero sempre più radicale verso il Padiglione d’Oro, la cui immagine compare sempre a distrarlo dai piaceri della vita quelle poche volte che riesce a raggiungerli, per strapparglieli via l’istante prima della conquista.

L’epilogo lo porterà a sviluppare un pensiero decisivo per salvare se stesso da quella prigionia che si era auto creato:

Se la bellezza è irraggiungibile, allora deve essere distrutta.

Dove puoi trovare “Il padiglione d’oro

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Copertina del libro "Il padiglione d'oro"
Copertina del libro “Il padiglione d’oro”

È molto complesso per me scrivere questo paragrafo, per molti motivi.

Perché non mi ha conquistata

Ho amato il libro? No.

È stato scorrevole? Assolutamente no, ho faticato ad arrivare all’ultima pagina.

Lo rileggerei? No, a meno che…

A meno di ampliare la mia conoscenza della cultura giapponese, delle sue tradizioni, della sua storia. Io non ho apprezzato il libro, ma è stata una mia mancanza, in quanto ignoro alcuni aspetti fondamentali sul pensero di bellezza, di alienazione, di vita e di morte giapponese. Il mio pensiero critico e le mie conoscenze non sono state sufficienti ad aiutarmi ad apprezzare questo testo, capolavoro per molti.

Potrei effettivamente rileggerlo tra qualche anno, sperando di aver ridotto le mie lacune in modo da poterlo meglio apprezzare.

A chi consiglio il “Padiglione d’oro”

Lo consiglio a tutti coloro i quali conoscono molto bene la cultura giapponese, il pensiero zen e la vita nei monasteri.

Mi sento di consigliarlo anche a chi vuole approcciare la storia giapponese durante la Seconda guerra mondiale da un’altra prospettiva. Sono certa lo troveranno interessante.

Lo sconsiglio a chi come me sa di non essere pronto a metabolizzare concetti così complessi, a chi è digiuno di filosofia Zen e a chi non apprezza protagonisti difficili da amare.

Disclaimer

Sono consapevole delle varie e profonde sfaccettature di questo romanzo, ritenuto dalla critica giapponese come il capolavoro di Mishima e tentativo di mettere in forma narrativa i concetti estetici e filosofici dell’autore. Ogni narrazione, ogni descrizione, ogni gesto del ragazzo nasconde un significato. Purtroppo, come già scritto, questi significati, ad ora, risultano di difficile comprensione per me. Ed è questo il motivo della mia valutazione. Chissà un giorno potrei sempre cambiare idea!

L’autore: Yukio Mishima

Pseudonimo di Kimitake Hiraoka, Yukio Mishima (Tokyo 1925-1970) è considerato uno dei massimi scrittori giapponesi del ventesimo secolo.

Convinto sostenitore e difensore della cultura tradizionale giapponese, fu autore di opere teatrali, sceneggiatore cinematografico, regista e attore.

Si tolse la vita, mediante seppuku, a seguito di un tentativo di fallito di colpo di stato da lui manovrato.

Confessioni di una maschera” fu il suo esordio nel 1949, dal quale derivarono subito fama e successo.

Il padiglione d’oro – Scheda

AutoreYukio Mishima
EditoreFeltrinelli
CollanaUniversale economica
TraduzioniMario Teti
Prima pubblicazione1956
Lingua originaleGiapponese
Numero di pagine250
Genere letterarioRomanzo
Età consigliata16+

Riferimenti

Feltrinelli – Libri di Yukio Mishima – ultima visita 13/02/2026

Wikipedia – Il padiglione d’oro – ultima visita 13/02/2026


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