Recensione: Orchidee nere

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6–9 minuti

Copertina del libro “Orchidee nere” di Rex Stout

Nero Wolfe è un personaggio ingombrante, sotto molti punti di vista. Ha un carattere difficile, ritmi scanditi al minuto e abitudini ben definite e scolpite nell’arenaria della sua casa. Eppure esiste qualcosa che lo convince a uscire di casa. Non si tratta di un omicidio. Nemmeno di dare seguito alle minacce dell’ispettore Cramer. Sono tre fiori di una cultivar mai vista prima, tre orchidee nere.


«La prego di portare la macchine davanti alla porta. Andrò là per osservare personalmente quei maledetti scherzi di natura».

Tratto da Orchidee nere

Titolo italianoOrchidee nereTitolo originaleBlack Orchids
AutoreRex Stout
EditoreBEAT CollanaLe inchieste di Nero Wolfe
Prima pubblicazione1941
Lingua originaleingleseTraduzioniLaura Grimaldi
Numero di pagine216Genere letterarioGiallo
Età consigliata16 anni (secondo me)

Il libro si compone di due racconti, legati tra di loro dal fragile petalo nero di un’orchidea. Anche le ambientazioni, completamente opposte nei due racconti, narrano però di eccentricità e lusso. Caratteristiche singolari nell’America dei primi anni ’40, alle soglie del secondo conflitto mondiale.

Nel primo libro ci troviamo a una mostra floreale, alla quale Wolfe si presenta di persona pur di ammirare le splendide piante oggetto della sua passione. In questo contesto espositivo, vediamo anche persone prendere parte alla scenografia, come fossero attori, vivendo così alcuni giorni di gloria. Nel secondo libro, troviamo invece un giardino idilliaco con bestie esotiche e uno stile di vita dei proprietari al limite dell’eccesso. La padrona di casa è un organizzatrice di eventi, la migliore per l’alta società.

Rappresentano entrambi luoghi esagerati, troppo eccessivi, ma non per questo non realistici nell’America di quel tempo.

Come anticipato nel paragrafo precedente, Orchidee nere non è un unico romanzo. Si compone in realtà di due racconti brevi, entrambi caratterizzati da quel fiore delicato.

Il primo racconto serve a Stout per introdurre quella pianta tanto speciale per la quale Nero Wolfe perde ogni decoro. E più di ogni altra volta anche la pazienza del fidato Goodwin sarà messa a dura prova. L’esposizione floreale, oltre a essere il palcoscenico per cotanto bottino, diventa anche lo scenario di un ingegnoso omicidio. Sarà addirittura Archie Goodwin a premere il grilletto.

Il secondo racconto vede come protagonista una donna dell’alta società, un volto noto, una celebrità a cui nessuno osa dire di no. Nessuno tranne Nero Wolfe.

L’orchidea nera sulla sua tomba simboleggia l’impegno dell’investigatore a trovare il suo assassino, per sdebitarsi del mancato aiuto precedente.

In “Orchidee nere”, Stout ci presenta un ingegnoso trucco dell’assassino, talmente industrioso da poter trasformare inavvertitamente chiunque in un omicida. A un delitto così intelligente, Nero Wolfe contrappone la sua astuzia. Quando le prove non bastano, una bella messa in scena all’insaputa di tutti può essere l’ingrediente segreto di una ricetta ben riuscita.


«Al diavolo la mia autostima» brontolò Cramer. «Perché non manda il conto alla città di New York per aver giustiziato un assassino franco di porto nella sua serra? […]
Wolfe ridacchiò. «Chissà se potrei incassare. […]»

Tratto da Orchidee nere

In “Cordialmente invitati a incontrare la morte” troviamo un secondo assassino calcolatore, pronto a colpire nel momento più propizio. Quando in una casa un orango, due orsi e un alligatore sono animali domestici, gli incidenti sono all’ordine del giorno e le bottiglie di iodio finiscono giornalmente. Cosa potrebbe essere più appropriato se non nascondere un’arma del delitto tra bottiglie tutte uguali?


«Hanno tutte la stessa etichetta» borbottò Cramer.
«Tutte?»
«Sì. In quella casa c’erano sette bottiglie di iodio, compresa la cucina, ed erano tutte identiche come forma, grandezza ed etichetta.»

Tratto da Orchidee nere

In “Orchidee nere” Stout ci accompagna parlandoci dei suoi protagonisti e delle loro più grandi caratteristiche. La passione e l’orgoglio di Nero Wolfe per le orchidee, talmente grande da spingerlo a uscire di casa. La poca pazienza, la caparbietà e la tenacia di Archie Goodwin.

Lo stile di Rex Stout

Come ogni racconto di Nero Wolfe, la storia viene narrata dal suo fedele e permaloso aiutante: Archie Goodwin.


“[…] Se quando avrete finito di leggere penserete che il mistero sia stato risolto, non mi resterà da dirvi altro che non sapete riconoscere un mistero, quando ne incontrate uno.”

Tratto da Orchidee nere

Pur essendo due libri separati, con storie diverse e collegate tra di loro solo per tre fiori, troviamo il classico stile narrativo di Stout. Clienti dei quali Wolfe non si vuole occupare, Archie Goodwin che decide di svolgere indagini in autonomia per poi riunirsi al suo principale come se tutto facesse parte di una quotidianità talmente forte da non dover nemmeno essere descritta.

Le comparse in campo

Nero Wolfe, astuto, ingegnoso e sedentario detective, con due sole passioni che possano muoverlo: la cucina e le orchidee. In questo libro, impariamo a conoscere l’estremismo del suo interesse per le orchidee, per ottenere le quali è uscito persino dal suo ufficio.

Archie Goodwin, l’assistente di Nero Wolfe, invece è l’esatto opposto del principale. Dinamico, l’uomo d’azione che insegue, domanda e con ironia riporta a tutti noi.

Nel primo racconto, i personaggi secondari sono quasi una comparsa sulla scena che accentra Wolfe e Goodwin in un luogo insolito, l’Esposizione floreale. Diventano più reali quando vengono riuniti dagli investigatori e alcuni di loro vengono utilizzati come attori in un dramma attentamente pianificato.

Nel secondo racconto troviamo invece delle personalità più incisive: una donna dell’alta società che organizza feste per clienti altrettanto facoltosi. La stima che ha di sé Bess Huddleston era talmente alta da portarla a chiedere in passato a Mr. Wolfe di essere una comparsa in una sua festa a tema!

I significati che porta con sé

L’orchidea nera, più che un fiore, rappresenta il simbolo supremo dell’eccentricità e dell’ossessione umana. L’uomo che vince contro la natura, ma anche l’uomo che raggiunge prima dei suoi simili un obbiettivo. Gli uomini si spingono nella ricerca oltre i propri limiti. Lo stesso Wolfe, nonostante possegga la mente più razionale del mondo, davanti alla sua passione botanica, non riesce a non svilire se stesso pur di ottenere ciò che vuole.


Da quel momento in poi la scena fu pietosa. Wolfe fu così maledettamente adulatorio con Hewitt che dovetti voltare la testa per nascondere quello che provavo.

Tratto da Orchidee nere

In entrambi i racconti troviamo però il contrasto tra l’ostentazione pubblica e la fragilità finanziaria privata. Le mostre floricole nascono rivalità tra floricoltori che per contagio doloso di alcune piante hanno perso completamente il loro vivaio. Le case lussuose con animali esotici in giardino, sono la maschera di debiti non saldati e gravi crisi finanziare.

Entrambi i racconti mettono a nudo il contrasto tra l’ostentazione pubblica e l’oscurità privata delle élite di New York degli anni ’40. L’ambiente patinato delle mostre floricole e i salotti delle organizzatrici di feste d’élite nascondono ipocrisie, rancori e fragilità finanziarie. Stout mostra come dietro la superficie dorata si celino spesso inganni e calcoli spietati.

Per questi due racconti, più che in altre occasioni, mi è più facile trovare qualcosa di cui parlarvi.

Cosa apprezzo di questo romanzo

Iniziando del primo racconto, posso dirvi che il colpo di scena finale, la grande orchestrazione di Wolfe è stata un vero atto da maestro. Molto soddisfacente. Mentre l’aggancio utilizzato da Goodwin per legare i due racconti è di un eleganza senza pari. In poche righe, ci ha fatto dimenticare il comportamento del suo principale, svelandoci un uomo disposto a separarsi da un suo tesoro, per scusarsi e prendersi l’impegno di trovare il colpevole.

La nota dolente

Non ho apprezzato tanto il sottobosco della trama di cui vi ho già parlato: la bramosia di Wolfe per ottenere le orchidee, Goodwin che a tratti lo disprezza per il suo comportamento, ma poi si comporta allo stesso modo con la donna di turno di cui si è invaghito.

Personalmente non è uno dei libri che ho apprezzato di più di Nero Wolfe. Forse però è solo l’inizio che mi ha infastidita, mentre già nel secondo racconto trovo dinamiche a me famigliari e i protagonisti più presenti a loro stessi. È un libro sicuramente da leggere, anche solo per la possibilità di vivere in un’epoca così distante da noi, respirare i loro drammi e le loro stravaganze. Ogni libro, per quanto inventato, racchiude in sé un po’ di storia, ed è questa personalmente la magia che mi spinge a rileggere queste pagine.


«Belline» disse Cramer educatamente, voltandosi per andarsene. «Un po’ smorte, però. Io preferisco i gerani».

Tratto da Orchidee nere

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Ti diverti come me a sentire i battibecchi di Archie Goodwin con Nero Wolfe? Se non ne hai mai letti e vorresti saperne di più questo è il libro che fa per te.