Ci sono libri di Maigret che ti accompagnano degnamente in una giornata autunnale, con le sue atmosfere calde e nebbiose a un tempo. “Il caso Saint-Fiacre” è uno di questi. Simenon ci proietta nei ricordi del suo protagonista, tramite la memoria di Maigret e del suo paese natale.
Scritto nel 1932, è il 13° libro delle inchieste di Maigret, famoso commissario parigino che indaga su complessi omicidi scavando nell’animo umano.
“Il caso Saint-Fiacre” ti catapulta in un paese di altri tempi, quando i Conti erano proprietari di grandi poderi e fornivano lavoro a interi paesi.
Nelle prossime righe tenterò di spiegare perché questo libro più di ogni altro, rappresenta la fotografia di un passato lontano, ma se vuoi farti un’idea più personale, puoi trovare “Il caso Saint-Fiacre” a questo link Amazon.
| Titolo italiano | Il caso Saint-Fiacre | Titolo originale | L’affaire Saint-Fiacre |
| Autore | George Simenon | ||
| Editore | Adelphi edizioni | Collana | Le inchieste di Maigret (#12) |
| Prima pubblicazione | 1932 | Numero | 13° serie canonica |
| Lingua originale | francese | Traduzioni | Giorgio Pinotti |
| Numero di pagine | 148 | Genere letterario | Giallo |
| Età consigliata | 16 anni (secondo me) |
✑ Contestualizziamo la vita nei castelli
In queste pagine scopriamo l’origine contadina di Maigret, figlio dell’intendente del castello di Saint-Fiacre. Ritroviamo un uomo adulto ripensare con rispetto al tavolo da pranzo e a quella stanza all’interno della quale poteva entrare solo con le pantofole. Il commissario racconta più volte del ricordo quasi effimero della signora contessa e di quanta importanza riservasse essere chiamato dal Signor Conte nella sua biblioteca.
Ci porta all’interno del castello, tra i suoi corridoi e le sue stanze non più ricche come una volta, ma lo fa con reverenziale dispiacere. Ogni nuovo movimento raccontato stona con la memoria rispettosa del passato, che accompagna Maigret sin da bambino.
✑ Ciò che struttura il racconto
Una strana lettera giunge alla polizia giudiziaria di Parigi. Nessuno la prende sul serio. Nemmeno Maigret. Nonostante ciò decide ugualmente di partire, in modo ufficioso s’intende, nella speranza che sia solo il delirio di un perditempo.
Purtroppo l’omicidio annunciato si realizza, in un modo talmente subdolo che non può nemmeno essere considerato omicidio. Il commissario, nonostante non possa seguire un’inchiesta ufficiale, rimane.
L’arma del delitto! Un ritaglio di giornale non più grande di sette centimetri per cinque!
Tratto da Il caso Saint-Fiacre
Maigret pone domande, cammina e studia i comportamenti dei compaesani di un tempo. Nulla è come prima, eppure tutto è rimasto uguale.
✑ Oltre la trama
Credo che questo romanzo più di ogni altro letto fino ad ora, racchiuda al suo interno un quadro più ampio di significati. Iniziando dai ricordi di Maigret, di un castello fiero e dal nobile nome, trasformato nell’ombra di quello che era un tempo. La rovina, le ipoteche, il patrimonio dilapidato e una contessa combattuta tra virtù e desiderio di compagnia. Passando per un villaggio rimasto pressoché identico, con il medico di paese e il parroco salvatore di anime.
«La cosa più triste, qui, sono le lunghe serate d’inverno, non è vero?… ricordo che ai miei tempi anche mio padre aveva l’abitudine di invitare il dottore e il parroco… Non gli stessi, ovviamente… Ma pure il dottore di allora era un miscredente, e le discussioni si risolvevano sempre in dibattiti filosofici… […]»
Tratto da Il caso Saint-Fiacre
Terminando con l’intendente del castello e il suo compito di provvedere alla gestione di tutto il maniero.
✑ L’analisi critica
“Il caso Saint-Fiacre” è un romanzo scritto in crescendo. Parte in sordina, con un Maigret incuriosito e personaggi appena abbozzati e termina con l’unico momento di gloria nella vita dell’ultimo conte di Saint Fiacre.
Lo stile di Maigret
Testo introverso, nonostante i dialoghi e le interazioni dei personaggi, molte riflessioni e ricordi ci vengono trasmessi dai soli pensieri di Maigret. Non troviamo un commissario lento e inarrestabile, ma un rappresentante della giustizia che con la sua sola presenza instaura timore in tutti i protagonisti della vicenda.
Le comparse in campo
Donna sola e tormentata, la Contessa di Saint-Fiacre, non è altro se non il fantasma di quello che era un tempo. Abbandonata a se stessa dopo la morte del marito, con un figlio lontano e senza compagnia. Alterna il suo tempo tra la compagnia di giovani uomini e lunghe confessioni in chiesa, dilaniata tra il profondo desiderio di compagnia e la vergogna del suo comportamento.
Maurice de Saint-Fiacre, ultimo discendente della famiglia, è un uomo senza alcuna qualità, se non quella di dilapidare i soldi di famiglia.
L’ultimo segretario della contessa, Métayer, è invece un faccendiere che tenta di far fruttare i soldi dei Saint-Fiacre in affari tutt’altro che chiari, senza peraltro riuscirci.
Dell’intendente sappiamo ben poco, ci viene presentato quasi alle ultime pagine, dove scopriamo che è lui a coprire i buchi bancari della contessa. Ci viene presentato anche il figlio, come fosse una comparsa qualsiasi, e nascosto tra le pieghe del racconto.
I personaggi rappresentano tutti però delle maschere della piccola borghesia di provincia francese:
- Il medico, miscredente e il parroco, con la vocazione di salvare gli uomini da loro stessi;
- Il segretario di buona famiglia, che si rivolge subito ad un avvocato;
- Il conte dilapidatore, con l’amante straniera e una montagna di debiti da saldare.
- L’intendente, più furbo di quello che ci si aspetterebbe
I significati che porta con sé
Maigret in questo libro riveste quasi il costume di personaggio secondario. Esiste, la storia si snoda tra i suoi ricordi, lo affatica e la sua presenza impensierisce tutti.
Non sarà lui a risolvere il caso, ma un personaggio che in quel momento riveste tutta la sua potenza e l’onore della sua famiglia. Simenon concede questo onore come fosse l’ultimo barlume di nobiltà, come per ridare alla fine della storia il lustro di un tempo, ad una famiglia il cui nome è sinonimo di vergogna.
✑ Punti di forza e di debolezza
È un libro nobile, alto, che se inizia raccontando il discredito di una nobile famiglia, chiude la narrazione in crescendo.
Cosa apprezzo di questo romanzo
È un Maigret diverso quello che ho trovato in questo racconto. Nonostante io lo preferisca in prima linea, penso di poter scrivere di aver conosciuto l’infanzia di un uomo e il rispetto che prova per i suoi ricordi.
La capacità di Simenon di descrivere l’ambiente è qualcosa di fenomenale, ti catapulta tra la nebbia, ti fa camminare sul selciato, fino a correre a fianco del commissario.
Cosa non ho apprezzato
C’è un punto che mi ha lasciato un po’ di tristezza in questo romanzo. Non è quando Maigret torna sulla tomba del padre, ma il fatto che abbia impiegato così tanti anni per tornarci.
Maigret non aveva fiori. La tomba era coperta da una patina scura.
Tratto da Il caso Saint-Fiacre
✑ In conclusione
Non penso di poterlo definire uno tra i miei libri preferiti delle inchieste di Maigret, ma certamente è il più intenso. Simenon decide di chiudere facendo risolvere il caso ad un uomo di cui nessuno aveva più il ben che minimo rispetto, donandogli almeno un briciolo di virtù.
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